
Carpassion.blog è un sito che vuole dare visibilità al mondo dell’auto e soprattutto ai suoi appassionati. Ecco perché ogni giorno è alla ricerca delle storie più interessanti di chi lavora e vive quotidianamente l’auto. Ora è il momento di Darko Viel, giovane venticinquenne studente di ingegneria dell’autoveicolo al Politecnico di Torino che si alterna negli studi con il lavoro di guida turistica al Museo dell’Auto del capoluogo piemontese e come apprendista presso la Fondazione Gino Macaluso. Abbiamo incontrato il giovane studente al Mauto dove da poco è stata inaugurata la mostra “Retrospettiva” dedicata ai 90 anni dalla fondazione del museo.
Quando è nata la tua passione per le automobili?
Fin da bambino le auto mi hanno sempre affascinato. La Formula 1, tramite le dirette televisive, entrava nella nostra casa ed era impossibile non innamorarsene. Con il tempo, però, il Rally ha preso il sopravvento occupando uno spazio rilevante nel mio cuore: in questo sport mi sento a casa e non nego che uno dei miei più grandi sogni sarebbe proprio il divenire un pilota. Gli “anni d’oro del rally” mi hanno letteralmente stregato e non perdo occasione per parlarne anche mediante degli articoli da me pubblicati sulla rivista Rallyssimo con cui ho il piacere di collaborare. Recentemente ho apprezzato la docuserie di Sky che tratta questo sport fino ad adesso non al centro delle produzioni cinematografiche.
Questa passione ti ha spinto ad iscriverti al corso di laurea in Ingegneria dell’autoveicolo a Torino. Fin da bambino sognavi di diventare un ingegnere?
I mezzi di trasporto e la meccanica mi hanno sempre interessato. L’idea di affrontare il percorso da ingegnere è nata in maniera alquanto particolare: ho sempre amato viaggiare in bicicletta con cui percorro discrete distanze, poco dopo la maturità il mio sogno era quello di fare il giro del mondo su due ruote. Pedalata dopo pedalata ho attraversato l’Olanda, il Belgio, la Germania, la Polonia, la Slovacchia e l’Austria. Dopo così tanti Paesi attraversati ho deciso di riprendere la strada verso Belluno, città in cui sono cresciuto con l’idea di fermarmi qualche giorno prima di ripartire alla volta del capoluogo piemontese dove avrei provato il test di accesso al corso di laurea. Ho studiato la notte anche in campeggio per raggiungere questo importante obiettivo. Superata la prova, per me si apriva un nuovo capitolo della mia vita con al centro Torino: una città in cui non ero mai stato e che conoscevo approssimativamente, oltre che per la mia bisnonna che ci aveva lavorato molti anni prima ed alcuni miei parenti che vivono nella zona di Castelnuovo Don Bosco, per la Fiat e la Mole.

Poi, da studente, la passione per il mondo dell’automobile ti ha portato a diventare guida turistica sia al Mauto che all’Heritage Hub di via Plava oltre che apprendista alla Fondazione Gino Macaluso…
Una frase che per me è fonte di ispirazione e che amo ripetere è “punta alla luna, al massimo ti perderai tra le stelle”. Per me è proprio stato così, mentre sto studiando per arrivare al lavoro dei miei sogni ho ricevuto e sperimentato numerose opportunità per crescere personalmente ed al tempo stesso approfondire la mia conoscenza e la mia passione per il mondo dell’automobile. Durante le visite guidate ho modo di trasmettere ciò che so e al contempo di imparare nuove storie sulle molte vetture che abitano i musei oltre che il Centro di Restauro di rilevanza mondiale. Alla Fondazione Macaluso, invece, ho avuto modo di “sperimentare” nella pratica anni di studio potendo accrescere le mie conoscenze nell’ambito della meccanica grazie al corso cofinanziato dalla Regione Piemonte che prevede 400 h di teoria ed altrettante di pratica.

Per il futuro quali sono i tuoi progetti? E soprattutto se dovessi scegliere quale vettura sul mercato acquisteresti oggi come oggi?
Per l’acquisto di un’auto non ho dubbi: sceglierei una Pagani Huayra. Certo quella è un sogno, rimanendo su qualcosa di più abbordabile, meccanicamente mi interessa molto la Toyota Yaris Gr. Ora sto lavorando alla tesi di laurea sulla Fiat 12/16 HP, una vettura storica del 1902 presente al Centro di Restauro del Mauto dalle soluzioni tecniche molto interessanti che probabilmente verrà resa nuovamente funzionante. Sicuramente in futuro continuerò a fare la guida perché, inaspettatamente, è un lavoro che mi ha stregato. Vorrei ampliare però i luoghi di interesse dove lavoro e magari connetterli tra di loro. Sarebbe bello che un turista possa venire a Torino e usufruire di un tour che gli permetta di visitare Mauto, Heritage Hub e al contempo le varie zone della città dove si è fatta la storia dell’industria automobilistica italiana con centinaia di marchi, motoristi e carrozzieri diversi. A mio parere, il patrimonio che Torino ha nell’ambito del automotive è da preservare e da tramandare perché è unico al mondo e perderlo sarebbe imperdonabile.
A. Cattelan

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