
24 giugno 1910, è questa la data della nascita di un mito che da più di cent’anni scalda i cuori di tanti appassionati. Prima A.L.F.A. (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili) e in seguito all’acquisizione del controllo della società da parte di Nicola Romeo nel 1918, Alfa Romeo.
“All’Alfa sanno fare i guanti alle mosche”, questa la nota frase pronunciata da Enzo Ferrari che nutriva grande stima nei confronti della casa milanese. Un vanto che racchiude l’ineguagliabile sportività e l’attitudine alle corse del costruttore, riconosciuto e indiscusso all’interno del panorama automobilistico.
La storia del Biscione è molto lunga e costellata da numerosi modelli oggi custoditi gelosamente al Museo di Arese, oltre che dagli appassionati. Insieme alle nuove vetture che andranno ad arricchire l’offerta della gamma attuale, Alfa Romeo ha pensato ad un programma specifico Heritage delle “Alfa Romeo Classiche” che offre una serie di servizi per la preservazione e la valorizzazione degli esemplari storici attraverso il rilascio di un’apposita certificazione, oltre alla possibilità di procedere al restauro completo con ricambi 100% originali.
Ad approvare definitivamente la vettura e ad emettere la Certificazione di Autenticità è un team altamente specializzato presieduto dal Ceo di Alfa Romeo Jean Philippe Imparato.
Di questo innovativo programma ne ho parlato direttamente con Marco Fazio, Emea Heritage Historical Services Manager, quarantacinquenne che quest’anno festeggia i vent’anni di carriera in Alfa Romeo. Un grande appassionato di auto, che con squisita cortesia mi ha ricevuto in una calda giornata di primavera per un’intervista dedicata a tutti gli Alfisti e non solo.
Dottor Fazio, quando e come è nata la sua passione per le auto? Le sue preferite sono da sempre le Alfa?
Nel 1982 ero sulla passeggiata di Varazze (SV), mia città natale, quando nei pressi della vetrina di un negozio di giocattoli, voltandomi vidi una Giulia Berlina. All’epoca non sapevo bene di che modello si trattasse dato che avevo poco più di cinque anni. Fortemente colpito da quella vettura, chiesi a mia mamma di che macchina si trattasse. Il mio viso era esattamente all’altezza del faro posteriore di quel fascinoso modello e mia madre mi rispose semplicemente che si trattava di una macchina molto potente: lei era una professoressa di filosofia e non aveva molta dimestichezza con le auto. Da quell’episodio in cui mi è rimasto impresso il fanale dell’Alfa definita come “veramente potente”, ripensandoci, posso dire che è incominciata la mia passione.
Qualche anno dopo, verso la fine della prima elementare, a bordo dell’autobus che da Savona andava a San Giacomo di Roburent dove avrei passato parte delle vacanze estive, all’altezza di Ceva, una Giulia Nuova Super, sorpassò a gran velocità il bus (nonostante all’epoca l’autostrada fosse costituita da un’unica corsia) tra lo stupore e la preoccupazione dei passeggeri a bordo della corriera. Questo episodio fu l’argomento di discussione della mia estate, andando a suggellare ancor più la passione per Alfa Romeo. Ma l’attenzione per il marchio del Biscione, in realtà, non riguarda solo il mondo delle quattro ruote. La mia prima bicicletta fu, infatti, un’Alfasud della Polizia scelta appositamente anche per il rispetto che da sempre nutro per le Istituzioni.

Una passione che pian piano si è trasformata in una professione…
Dopo il liceo classico, mi sono iscritto ad Archeologia Industriale presso l’Università di Genova. Una volta laureato, in risposta ad una mia candidatura, nel settembre del 2003 sono stato chiamato ad Arese. Non sono un tecnico, mi piace molto l’aspetto romantico e passionale legato alle auto, per me sono delle vere e proprie opere d’arte. Ho iniziato con il Centro di Documentazione come stagista, il primo incarico è stato quello di mettere in ordine cronologico dei libretti di uso e manutenzione delle vetture. Esattamente come avevo fatto da piccolo con il sorpasso della Giulia in autostrada, in quel periodo a tutti raccontavo del mio nuovo incarico in azienda con grandissimo orgoglio. Il “settore storico di Alfa” ha iniziato a crescere proprio negli anni in cui ho preso servizio. Fino al 2015, il reparto fondato da Pasquale Oliveri, ex vicepresidente Alfa a cui fu assegnato il compito di volgere lo sguardo al ramo storico dell’azienda. Dopo di lui, il responsabile del gruppo delle “classiche” è stato Stefano Agazzi con cui, insieme ad un team di meccanici di primo livello, abbiamo avuto l’onore di portare le più belle auto del Museo di Arese in giro per il mondo, condividendo la nostra passione con tante persone.
Le Certificazioni di Autenticità del Brand. Come funziona il processo di certificazione delle vetture dall’importante valenza storica?
Tra il 2015 ed il 2016 è nato il settore “FCA Heritage” che gestisce tutti i marchi storici del gruppo di cui mi è stata affidata la gestione dei servizi, oltre che il mantenimento dei rapporti con tutti i club Alfa. Tra i servizi che gestiamo vi è anche la Certificazione di Autenticità, un lavoro molto appassionante che però richiede grande responsabilità e cura. La vettura candidata per la certificazione viene valutata da una commissione interna che approva o meno il riconoscimento ed è il ceo Alfa Romeo in persona ad apporre la firma emettendo il verdetto finale.
Le auto interessate dal servizio vengono valutate direttamente al domicilio del cliente oppure presso le sedi delle Officine Classiche di via Plava a Torino o Stellantis&You di Roma e Palermo. Prima del 2015 non esisteva un sistema di certificazione della casa madre. Una volta approvato il preventivo da parte del cliente, si fissa l’appuntamento così da procedere con l’ispezione della vettura che generalmente dura circa tre ore durante le quali vengono acquisiti tutti i documenti e, soprattutto, viene effettuato un dettagliatissimo servizio fotografico dell’auto. Nell’arco di due-tre settimane si riunisce la commissione e viene valutata l’approvazione o meno dell’auto storica, mentre quando è richiesto anche il book legato al riconoscimento vi sono dei tempi ulteriori derivanti dalla stampa del materiale.
La certificazione offre un valore non solo economico ma anche collezionistico, il servizio è rivolto a vetture che abbiano compiuto almeno vent’anni dall’immatricolazione o che facciano parte di serie limitatissime. Se l’auto non è certificabile per mancanze sopperibili, diamo la possibilità di ripristinare la vettura e riportarla, ma volendo offriamo anche un servizio di restauro. A volte dobbiamo costruire i pezzi di ricambio.

Per conto dell’azienda lei ha avuto la possibilità di partecipare a 9 edizioni del “Goodwood Festival of Speed”, 8 edizioni di “Spettacolo Sportivo in Olanda”, 3 edizioni di “Alfa City” in Ungheria, 3 edizioni della manifestazione di “Villa d’Este”, 2 edizioni della “Unique Firenze” e 3 edizioni della “Mille Miglia”. A completare le partecipazioni vi sono poi iniziative a Padova, Milano, Torino, Parigi, Stoccarda, ecc. Qual è stata la più emozionante a cui ha partecipato?
Quella che mi è sempre piaciuta di più è il “Goodwood Festival of Speed”, lì si respira un’aria diversa. Nel corso di tutti questi anni abbiamo costruito una rete di contatti importante, ogni evento è anche l’occasione per ritrovarsi tra amici. La festa del centenario ha poi fatto storia a sé, noi semplicemente abbiamo dovuto rispondere all’esigenza di diverse centinaia di persone che in occasione dell’anniversario del 24 giugno del 2010 sarebbero venute qui ad Arese per visitare il museo. Ci siamo quindi rimboccati le maniche per poter offrire qualcosa che andasse oltre la visita museale data l’occasione speciale, pianificando un evento a tutti gli effetti grazie alla ricerca degli sponsor, di più di cinquanta volontari che si sono occupati di tutti gli aspetti organizzativi e di un presidio medico con cinque defibrillatori. La risposta è stata ottima e il parcheggio della sede di Arese si è trasformato in un museo all’aperto con ottomila partecipanti e più di cinquanta club da tutto il mondo. Quella giornata ha lasciato il segno.
Per il futuro che cosa avete in programma?
Al momento stiamo lavorando molto sulla comunicazione dei servizi Heritage supportando anche l’Hub di Torino. Stiamo fornendo il nostro sostegno agli eventi e tra non molto il collega Stefano Agazzi partirà per la “Mille Miglia”, per poi partecipare ai cent’anni di “Le Mans” prima di “Villa D’Este” dove porteremo due Alfa 33 in onore dei cent’anni della “24 ore di Le Mans”. Ci siamo occupati dello spostamento temporaneo dell’Alfa Carabo alla “boutique Larusmiani” di Milano che è rimasta esposta fino all’inizio di questo mese. Il 6 maggio abbiamo, inoltre, posato con il “club Registro Giulia” una targa commemorativa sul muro del Portello dove un tempo sorgeva lo stabilimento Alfa, nelle vicinanze dell’attuale Stellantis&You.
A. Cattelan


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